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FOTO - Il simbolo della regione Lombardia: il Pirellone.
Con la cerimonia di insediamento della Giunta e l’elezione della presidenza del Consiglio, ha avuto inizio la nuova legislatura della regione Lombardia, aperta dal presidente Formigoni, che ha sintetizzato le oltre 200 pagine del programma di candidatura della coalizione vincente alle elezioni, per il periodo che si concluderà alle soglie dell’Expo del 2015.
Con il giuramento di fedeltà alla Costituzione, nell’osservanza dello Statuto di autonomia della regione, la maggioranza si è impegnata a realizzare i “600 grandi progetti” del programma, con il metodo della collegialità, per rispondere alle esigenze dei cittadini, in rapporto con il Governo e il Parlamento, l’Unione europea, gli enti locali e le altre regioni.
Un obiettivo di semplificazione e trasparenza del governo regionale, con “la persona al centro”, per l’innovazione e la ricerca, la tutela e lo sviluppo del territorio, un tessuto imprenditoriale competitivo, un mercato del lavoro più aperto, un’offerta abitativa più adeguata, una sanità all’avanguardia, la tutela della famiglia, la valorizzazione delle reti del welfare e del volontariato.
In assenza del pubblico e con un presidio di lavoratori delle fabbriche in crisi in corteo intorno al Pirellone, il primo dibattito sulle dichiarazioni del Presidente si è svolto in un clima di ascolto senza asprezze, ma con proposte integrative e alternative delle opposizioni sulle varie questioni dell’attualità economica e occupazionale.
Il tema del federalismo fiscale e istituzionale, rilanciato come esigenza di autonomia e solidarietà, per la valorizzazione delle autonomie locali contro il rischio del centralismo statale e regionale, ha fatto emergere le differenze e i contrasti con la visione dei “padroni a casa nostra” ancorati all’idea di una regione autosufficiente e insensibile alle sorti del paese.
Più urgente è sembrata la questione degli interventi di contrasto alle crisi produttive e aziendali, che nonostante gli ammortizzatori sociali, ordinari, straordinari e in deroga, con la loro durata limitata nel tempo, non riescono a generare segnali di ripresa, con la conseguenza dei licenziamenti in agguato. Altri aspetti relativi alle infrastrutture lombarde, agli aeroporti, ai trasporti e alla viabilità, dovrebbero essere affrontati con l’ascolto delle proposte delle minoranze e il coinvolgimento delle istituzioni locali, degli utenti e dei cittadini, per evitare decisioni verticistiche e investimenti improduttivi.
Sul welfare, mentre sembra estendersi la pratica dell’erogazione dei voucher per la sanità e dei “buoni” per la scuola, la formazione e l’assistenza, si avverte invece l’esigenza della qualificazione e del potenziamento dei servizi sociali territoriali, per evitare il “fai da te”, con il rischio della disuguaglianza nelle erogazioni delle prestazioni e dello smantellamento delle strutture pubbliche.
C’è l’esigenza della trasparenza della struttura organizzativa regionale, del sistema delle partecipazioni esterne e delle convenzioni, per dare al Consiglio la possibilità di controllo delle attività e dei servizi, al fine di evitare l’emergere di interessi particolari e le infiltrazioni clientelari e malavitose.
L’emergenza della crisi, invita alla ricerca di sinergie e consensi sulle politiche regionali, con l’apertura alle forze sociali e imprenditoriali, e alla società civile, con il coinvolgimento anche dei partiti non presenti in Consiglio, per un patto sociale da sperimentare a difesa dei livelli di occupazione.
La convocazione degli Stati generali dell’economia e del lavoro, in attesa del Piano regionale di sviluppo e del progetto di “Lombardia sostenibile”, deve portare all’apertura di un confronto dialettico e costruttivo sul futuro della comunità lombarda, in un clima di unità e condivisione, per individuare bisogni e priorità di intervento nelle scelte programmatiche.
L’attenzione ai cittadini che perdono il lavoro, alle condizioni di vita delle famiglie, ai diritti sociali e di cittadinanza degli immigrati, agli anziani non autosufficienti, all’ambiente e alla sicurezza, è condizione indispensabile per costruire una società aperta alla solidarietà, in collaborazione con gli enti locali, le associazioni e le imprese sociali, le organizzazioni del volontariato.
La proiezione della Lombardia in Europa e a livello mondiale, non può far dimenticare l’urgenza della interdipendenza con le altre realtà italiane per elaborare, con Comitato delle regioni e con il governo, strategie e interventi di riequilibrio territoriale e sociale, nella prospettiva di una rinnovata coesione dei cittadini, in occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell’unità nazionale.
La “via maestra della sussidiarietà” per la costruzione del bene comune e del benessere per tutti, senza discriminazioni e dimenticanze, con la condivisione dei problemi e delle soluzioni, deve trovare nel cammino verso l’Expo del 2015, le occasioni per il più vasto coinvolgimento dei lombardi nella difesa della natura e per contribuire a vincere la fame e la povertà nel mondo.
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