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Il “pastrocchio elettorale” è servito, con contorno di arroganza
Ma quando si discute di sanità, di educazione, di solidarietà, di legalità?
di Giorgio Acquaviva - 09/03/2010

FOTO - Il Tar del Lazio.

Secondo me la palma del miglior commento al "pastrocchio elettorale", di cui siamo stati testimoni attoniti, va assegnata a Massimo Gramellini, che nella sua rubrica "Buongiorno" su La Stampa del 6 marzo riporta il caso di quella impiegata del Pantheon che ha impedito l'esecuzione degli ultimi minuti di un concerto di Vivaldi perché "il Pantheon chiude alle 18" e non si può sgarrare. Una fotografia di quella parte del Bel Paese che allegramente si avvia alla bancarotta civile, mentre un'altra parte si guarda attorno sgomenta. Cosa si può fare, concretamente per fermare la deriva? Non lo so. Di sicuro c'è da resistere alla tentazione del qualunquismo e del "tanto sono tutti uguali", "tanto così fan tutti". Non è così. Lo sa bene chi nella sua vita ha avuto occasione di realizzare raccolte di firme per una qualunque elezione: errori nell'adempimento burocratico sono sempre possibili, ed è per questo che ci si tutela con un numero sovrabbondante. Quindi chi sbaglia più degli altri e non riesce a raggiungere il numero previsto dovrebbe trarre le conclusioni logiche di questo suo comportamento, per lo meno superficiale e dilettantesco. Riconoscere che non ce l'ha fatta. E invece si vara la "sanatoria". Un altro pastrocchio. Ma ve l'immaginate se si proponesse una analoga scappatoia per le domande di regolarizzazione di un immigrato? o per la domanda per accedere alla graduatoria di un asilo nido o di una casa popolare? o per presentare la dichiarazione dei redditi? o per la rata di un mutuo? o più banalmente per l'attivazione dell'ecopass? Ecco, quello che più mi ha colpito è la arroganza dei comportamenti e delle dichiarazioni, davvero insopportabili. E mi riferisco a esponenti politici che pure fanno riferimento alla tradizione cristiana, alla Dottrina sociale della Chiesa, ai discorsi sulla responsabilità e il discernimento. Dov'è lo spirito autocritico? Dov'è l'umiltà del chiedere comunque scusa per aver obbligato l'opinione pubblica a discutere di queste cose mentre c'erano crisi gravi da affrontare (le manomissioni dell'art. 18 o la cassa integrazione alle stelle...)? Per favore, ripartiamo dai fondamentali. Basta con le teorie dei complotti. Vogliamo cominciare a ragionare di sanità, di educazione, di solidarietà, di legalità? Grazie.

Articolo tratto da
Agenda Domani