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I tempi della crisi si riportano ai valori essenziali. È stato sempre così e la Parola di Dio è esplicita: nella storia del popolo d'Israele avvengono mutazioni drammatiche poiché il benessere, lo sfruttamento, la potenza del denaro e il potere stravolgono la legge del Signore.
Allora la riscoperta della Parola di Dio provoca la revisione di tutto il comportamento: porta a riprendere con serietà il messaggio che il Signore ha voluto offrire. Nella nostra fede ritroviamo la sintesi di quel progetto che Dio ha per tutti: Gesù è il tempio nuovo ed è presente in noi. Le garanzie non ci vengono date dalle cose, dal potere o dal danaro.
Ogni cristiano ha come progetto fondamentale di vivere le beatitudini (l’evangelizzazione), e vive questa sua vocazione nei luoghi di vita, frequentati nella realtà civile in cui è inserito, nel lavoro quindi Il lavoro è dignità, anche se è faticoso. Dio mi ha innalzato al livello di continuatore e di custode del suo lavoro (Gen2,15). Così mi ha offerto intelligenza, il gusto della ricerca, la volontà di operare, di impara-re e quindi di acquisire competenza.
Il lavoro è un servizio. Mentre guadagno per una mia autonomia e per la mia famiglia, si sviluppa il senso del lavoro come vocazione di ogni persona adulta nel mondo, perché tutti possano accedere ai beni della creazione necessari all'umanità, beni che Dio ha disseminato nel mondo, sul territorio.
Il lavoro è collaborazione. Non è possibile lo sviluppo se non si mettono insieme competenze, capacità, genialità, attenzioni.
Il lavoro vuole giustizia. Una realtà che cresca ha bisogno del rispetto della dignità e delle esigenze di ciascuno affinché ogni persona si senta valorizzata.
Il lavoro vuole legalità. Per vivere della giustizia, ognuno deve seguire le leggi del proprio paese, o se errate, democraticamente ci si impegna a cambiarle e a farle rispettare. Nel rispetto della legge è possibile costruire un rapporto di pace.
Il lavoro è un diritto per tutti. “La dignità della persona e le esigenze della giustizia richiedono che, soprattutto oggi, le scelte economiche non facciano aumentare in modo eccessivo e moralmente inaccettabile le differenze di ricchezza e che si continui a perseguire quale priorità l'obiettivo dell'accesso al lavoro o del suo mantenimento, per tutti” (CV 32).
Il lavoro è un dono. Non lo si ricorda molto. Ma ogni lavoro fatto bene, al di là del costo che può essere corretto o scorretto (e quindi ingiusto), ogni lavoro, ove ci si metta con responsabilità dando il meglio di sé, non può essere pagato dal danaro che è una cosa e che comunque viene dato secondo contratti o convenzioni. Il lavoro non è una merce, e nessuna merce può pagare il lavoro.
Il lavoro è un dono ereditato e che lasceremo come dono. Senza ricordarlo mai, noi viviamo una vita che è stata costruita da altri: case, strade, invenzioni, energia, libri, pittura, macchine, aziende, comodità, acqua in casa, ecc. Noi non paghiamo brevetti, capolavori, progetti di case già costruite o di chiese o cinema o municipi. Usiamo, trasformiamo, abitiamo.
Il nostro lavoro sarà lasciato come dono a chi verrà dopo di noi e sarà gratuito. Se sarà fatto bene non ci ringrazieranno perché non ricorderanno, ma noi li abbiamo aiutati. Ma quale mondo lasceremo se il la-voro, che si sviluppa oggi, sta sfruttando anche le risorse non rinnovabili? Se lasceremo solo inquina-mento e colline di immondizie ci malediranno e il nostro lavoro li penalizzerà.
L’impegno dei lavoratori sul lavoro passa attraverso il Sindacato: compito importante, che va rispettato, maturato, orientato, ampliato in un mondo globalizzato perché si faccia portatore dei valori e dei diritti fondamentali di ogni lavoratore. Se le condizioni e lo stesso lavoro in questi anni sono cambiati, tuttavia il compito sindacale manifesta una sua vocazione poiché nasce dalla solidarietà per la parte più debole affinché siano trovate soluzioni di bene comune, e non il privilegio del singolo (“Caritas in veritate” nn. 25/64).
Così il sacerdozio comune, in azienda, sviluppa il lavoro con responsabilità, perché si gioca la propria dignità e lavorare bene, è segno di rispetto di sé e di competenza, le relazioni come cammino comune nella reciproca attenzione, l'attenzione ai deboli, ai disabili, ai giovani, per sostenere e superare insieme le difficoltà, la responsabilità per l'ambiente che diventa rispetto della vita umana per un'opera discreta, ma puntuale, che si sviluppa sulla sicurezza nel lavoro, l'avversione verso il lavoro nero che, spesso, diventa sfruttamento.
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