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FOTO - Il cantante torinese prematuramente scomparso Fred Buscaglione.
Cinquanta anni fa, nell’Italia del boom economico e della Dolce vita, moriva Fred Buscaglione. Era l'alba del 3 febbraio 1960 quando il cantante torinese, alla guida della sua Ford Thunderbird color rosa confetto, andava a schiantarsi contro un camion. Aveva appena 38 anni e la morte lo coglieva proprio quando, dopo anni di dura gavetta, il successo iniziava davvero ad arridergli.
A mezzo secolo di distanza, Torino gli rende omaggio con una serie di iniziative intitolate “Sotto il cielo di Fred”. Snodo delle manifestazioni, sino al 13 febbraio, il Cineporto di via Cagliari 42, con serate di film, dibattiti e musica. L'idea è far conoscere ai giovani questo straordinario personaggio della canzone italiana, fornendo anche uno spaccato di quegli anni, di una Torino e di un'Italia che cercava di rinascere dopo gli orrori della guerra.
Ferdinando Buscaglione, in arte Fred, classe 1921, fu attratto dalla musica sin da bambino, entrando così al Conservatorio di via Verdi. Meno che ventenne, iniziò a fare spettacoli nelle balere e nei locali di periferia. Di quell’epoca è l’incontro col suo coetaneo Leo Chiosso che diventerà il paroliere delle sue canzoni, in un fortunato sodalizio artistico.
Prigioniero degli americani in Sardegna nel 1943, proprio nel campo di detenzione militare, Buscaglione cominciò ad appassionarsi ai ritmi provenienti da Oltreoceano. Dopo la guerra, accompagnandosi agli Asternovas, il complesso da lui fondato, quelli saranno i suoi modelli: strani jazz e swing rivisitati con motivi allegri e strampalati che raccontavano storie di personaggi che parevano esser usciti da un album di fumetti. Qualcosa di totalmente diverso da ciò che allora andava per la maggiore.
Il suo estro e la sua originalità piacevano al grande pubblico e nel 1956 arrivò il primo vero successo: “Che bambola”, disco che vendette quasi un milione di copie. Poi, uno dopo l'altro, in pochi anni, arrivarono: “Porfirio Villarosa”, “Eri piccola”, “Teresa non sparare”, “Whisky facile”, “Il dritto di Chicago”. Buscaglione in verità non disdegnò anche di cimentarsi con il melodico classico da “Guarda che luna” a “Love in Portofino”. Ma non era la stessa cosa.
Il suo autentico marchio di fabbrica, inconfondibile anche oggi, a decenni dalla sua tragica scomparsa, era un universo popolato di bulli e pupe, di notti brave e pistolettate tra banditi, di play boy squattrinati e donne fascinose. Per gli italiani abituati sino ad allora al solo genere melodico fu una grande sorpresa, trovarsi di fronte un cantante che saliva in scena col cappello sulle ventitré, il panciotto e la sigaretta tra le labbra, dando poi il via con un’inconfondibile voce roca a motivi che spesso erano quasi degli scioglilingua.
Intanto anche qualche passaggio negli sketch televisivi a Carosello avevano ulteriormente accresciuto la sua popolarità. Anche il cinema gli aprì le porte. Nelle settimane precedenti alla sua tragica fine aveva appena finito di girare, con Totò e Paolo Panelli, “Noi duri” che uscirà postumo nelle sale ottenendo un buon successo.
La vita privata sembrava invece filare meno liscia. Nel 1949 aveva conosciuto la diciottenne maghrebina Fatima Ben Embarak, meglio conosciuta come Fatina Robin's, artista circense assieme al padre e alla sorella. La sposerà nel 1953 ma qualche anno dopo la donna chiede la separazione; si dice perché troppo gelosa di un uomo cui la stampa attribuiva molti flirt.
Buscaglione aveva iniziato il 1960 cantando alla Bussola, uno dei palcoscenici canori più famosi d’Italia, comparendo in televisione per lo spettacolo di Capodanno. A metà gennaio sembrò addirittura che si fossero rimesse a posto le cose con la moglie. Poi, un mattino di febbraio, lo schianto contro un Lancia Esatau carico di ghiaia all’incrocio tra via Paisiello e via Rossini nel quartiere romano dei Parioli cancellò tutto. Se ne andava ancora giovane, avendo appena iniziato ad assaporare il successo. Un po’ come ci aveva raccontato nelle sue canzoni, infarcite di personaggi sbalestrati e capaci di tutto, anche di morire così.
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