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Opinioni


I cattolici democratici e le sfide del XXI secolo: guardare in avanti
Il libro di Bottalico e Davicino invita al dibattito su alcuni nodi di fondo
di Lorenzo Gaiani - 12/02/2008


Gli avvenimenti di questi giorni si incalzano rapidamente nella prospettiva di un appuntamento elettorale che potrebbe essere inutile quanto quello di due anni fa, nell'acclarata incapacità  delle forze politiche italiane di andare oltre l'egoismo per nulla sacro della fazione (che a volte è semplicemente un nucleo familiare allargato trasformato per comodità  prima in partito politico e poi in impresa) , e quindi di concentrarsi sulle questioni essenziali del nostro Paese a fronte di una sfida europea e globale che si fa ogni giorno sempre più aspra, e non solo sotto il profilo economico.
In questa prospettiva, segnata da un preoccupante scadimento del dibattito pubblico e dall'apparente incapacità  di andare oltre gli slogan per entrare nel terreno a quanto pare impervio delle idee, il libro di Gianni Bottalico e Giuseppe Davicino ci fa respirare un'aria diversa, per la densità  dei fatti e delle idee che in esso sono proposti, e che si basano su di un'analisi puntuale della situazione economica, sociale e politica con uno sguardo tutt'altro che provinciale sulla realtà  del mondo che ci circonda.

Il terreno su cui gli autori si collocano è schiettamente improntato alla fedeltà  alla cultura politica del cattolicesimo democratico, che è stata punto di riferimento per intere generazioni di militanti nell'associazionismo, nel sindacato e nelle istituzioni, e che, come rileva nella Prefazione il Presidente nazionale delle ACLI Andrea Olivero, è a tutt'oggi "forse l'ultima ‘riserva profetica' su cui può ancora contare la politica italiana".
Ma l'intento degli autori non si limita, lo abbiamo già  rilevato, alla pura e semplice dimensione ideologica, ma trae linfa da un'osservazione indubbiamente "schierata" (dalla parte dei lavoratori e delle classi sociali più deboli) ma non per questo meno acuta ed attenta all'evoluzione dei rapporti di forza nell'economia e nella società .

Infatti, il libro si apre con l'analisi dell'impoverimento della società  italiana, legata all' indebolimento strutturale del sistema produttivo e per conseguenze delle crescenti difficoltà  delle famiglie (la cosiddetta "sindrome della quarta settimana") e delle stesse istituzioni, a partire dagli Enti locali, che si trovano a fare i conti con aumentate competenze e risorse in costante diminuzione.
Questa situazione di fatto precipita verso una decisa precarizzazione degli standard di vita delle persone, implicando la creazione di una società  "a due classi" in cui il ceto medio viene risucchiato in una vasta area di non garantiti e i ricchi diventano sempre più ricchi. Non è chi non veda, a questo punto, come di fatto sarebbe l'intera impalcatura del sistema politico, della democrazia, ad essere fortemente a rischio: in effetti, la stabilità  dei sistemi democratici si è sempre basata nel corso degli anni sull'adozione di meccanismi redistributivi che di fatto venivano a costituire, come ebbe a dire il padre del Welfare State inglese, Lord William Beveridge , su una sorta di "compromesso con il capitalismo" basato sulla possibilità  per lo Stato di drenare risorse dai privati più ricchi per finanziare meccanismi sociali a vantaggio dei più deboli.

Ma proprio questo compromesso , rilevano gli autori, è andato definitivamente in frantumi a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso, che hanno visto la progressiva ascesa non solo politica ma anche culturale di un neoliberismo aggressivo, che saldava gli interessi delle grandi corporations con una retorica quasi di tipo antropologico, al punto di arrivare, come fece Silvio Berlusconi tempo fa, a trovare deplorevole l'idea di mettere il figlio dell'operaio e quello dell'imprenditore – la nuova "casta" superiore- sullo stesso piano.
Proprio sul tema della "casta", per citare il titolo di uno dei libri di maggior successo dello scorso anno, i due autori si sono particolarmente soffermati, rilevando come l'oggettivo e censurabile dato dell'espandersi degli sprechi della Pubblica Amministrazione e della classe politica a tutti i livelli, dagli Enti locali fino al Parlamento e al Governo, non possa però essere disgiunto da una seria verifica su altri tipi di caste altrettanto irresponsabili e deleterie, a partire da quella di manager aziendali spesso colpevoli di epocali fallimenti, che coinvolgono migliaia di piccoli azionisti e di risparmiatori i quali, salvo pochi casi isolati, non pagano mai per le loro colpe ed anzi lucrano liquidazioni e cointeressenze miliardarie.
Ma tutto ciò evidentemente costituisce il portato di una situazione più generale, che è quella della dipendenza della politica dall'economia, che ha potuto affermarsi grazie a quel clima culturale di cui si diceva prima, e che però sta mostrando vistosamente la corda a causa del restringersi progressivo delle risorse che la logica della massimizzazione del profitto spinta alla sue conseguenze più parossistiche di fatto configura.
Per questo, il recupero (al di là  di fantasiose digressioni legate più ad una logica di tipo para-clericale che non ad un'originale analisi culturale e politica) della cultura politica e prima ancora ecclesiale del cattolicesimo democratico coincide con una rinnovata attenzione a quelli che sono le sue idee- forza che gli autori sintetizzano nella formula: "centralità  delle autonomie locali, sussidiarietà  e autonomia della politica", mettendo sullo sondo il principio imprescindibile della laicità  come elemento fondativo di ogni scelta politica in una cornice di natura essenzialmente secolare.

Naturalmente il testo presenta delle proposte che sono perlomeno discutibili – a partire da quella della reintroduzione della preferenza plurima per le elezioni politiche, laddove tale meccanismo è pressochè sconosciuto a tutte le grandi democrazia europee- ma ciò fa parte della dinamica del dibattito politico.
L' importante è che questo testo, concepito e maturato in una cornice squisitamente aclista, aggiungendosi ad altri libri come quelli recentissimi di Giovanni Bianchi sul magistero politico del card. Martini e di Enzo Bianchi sul ruolo dei cristiani nella società , possa godere di una grande diffusione e sia la base di quella necessaria opera formativa che agisca come elemento di bonifica di quella grande palude del pensiero che è il lascito più spiacevole di un'intera stagione ecclesiale e politica, contribuendo ad aprirne una nuova.
 
 
 
 
 
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