![]() del 29/04/2012 - Sezione: Europa |
|
![]() |
|
| La Francia ancora crocevia della politica europea e mondiale | |
| Hollande prepara la svolta, ma è più debole senza Strauss-Kahn, il più deciso nella riforma della finanza, travolto da scandali sessuali | |
| di Aldo Novellini | |
Questo, per sommi capi, è il quadro del primo turno delle presidenziali che hanno visto una partecipazione di quasi l’80 per cento dei votanti. D’altronde il presidente della Repubblica è la chiave di volta del sistema politico transalpino ed è quindi naturale che la sua elezione susciti più forte interesse che qualsiasi altra consultazione. Archiviata questa pagina, proviamo a capire cosa potrebbe accadere al ballottaggio. Intanto va riscontrato che, per la prima volta, un presidente uscente si trova ad inseguire, in quanto De Gaulle nel 1965, Giscard nel 1981, Mitterrand nel 1988 e Chirac nel 2002 al giro di boa giunsero in testa. Va detto che ciò non pregiudica affatto le possibilità di Sarkozy di agguantare la vittoria, poiché Giscard pur trovandosi davanti fu poi superato da Mitterrand. E del resto quel punto e mezzo che divide i due contendenti è davvero poca cosa. Se poi si allarga lo sguardo ai due campi in lizza si nota che, tutta insieme, la sinistra non raggiunge il 44 per cento, mentre la destra, computando ovviamente anche il Fronte nazionale, tocca il 47. In termini strettamente numerici c’è dunque una leggera prevalenza del campo conservatore su quello di sinistra. Si rivela perciò inesatto immaginare una Francia segnata da una marea progressista. Nella realtà le cose sono poi un po’ diverse dal semplice dato aritmetico. Hollande può infatti giovarsi del massiccio e disciplinato riporto di voti di tutte le forze che stanno a sinistra del Partito socialista. Non c’è stato neppure bisogno di contrattarne l’appoggio: ecologisti e Fronte di sinistra si sono detti pronti, sin da subito, ad unirsi al candidato socialista pur di battere Sarkozy. Quest’ultimo invece può contare su sostegni assai più incerti. Marine Le Pen ha già detto di considerare grosso modo sullo stesso piano i due contendenti ed è probabile che lascerà libertà di voto. Al massimo può dirsi che, essendo gli elettori del Fn di chiara impronta conservatrice, difficilmente dovrebbero appoggiare Hollande, preferendo al limite rifugiarsi nell’astensione. In definitiva si prevede che andrà a Sarkozy soltanto una quota di consensi nazionalisti: nella migliore delle ipotesi il 70 per cento. Ci sono poi i centristi del MoDem i quali sono per davvero l’ago della bilancia di questa elezione. Bayrou ha lasciato intendere che deciderà dopo il dibattito Hollande-Sarkozy del 2 maggio. Potrebbe benissimo però, come nel 2007, decidere di non schierarsi. Ad osservare le cose con attenzione si scopre peraltro che, dal punto di vista delle future strategie personali e politiche, sia Bayrou che Marine Le Pen hanno più da guadagnare da una vittoria di Hollande. In caso di sconfitta di Sarkozy, l’Ump potrebbe anche disgregarsi, venendo meno il collante – l’essere al governo del Paese - che coagula sensibilità che già adesso faticano a stare insieme. In questa scomposizione è immaginabile che la frangia conservatrice si muova verso destra, in direzione del Fn, mentre l’anima centrista si avvicini al Modem consentendo a Bayrou di divenire il principale oppositore della sinistra. Le possibili convenienze dei leader del Modem e del Fn giocano quindi a sfavore del presidente uscente. Per intanto Sarkozy ed Hollande cercano di parlare a tutti i francesi perché, nello spirito della Quinta repubblica, l’elezione presidenziale non è contesa partitica ma un diretto rapporto con i cittadini. Sarkozy punta sul fatto che non è prudente cambiare il capitano della nave durante la tempesta; Hollande afferma invece che solo una grande svolta politica può far uscire il Paese dalla crisi in cui è piombato. La sera del primo turno il presidente ha proposto al suo avversario addirittura tre dibattiti: economia, sicurezza e politica estera. E’ chiaro che, dovendo inseguire, Sarkozy può trarre vantaggio da qualsiasi occasione di confronto e, non c'è dubbio, il carisma personale gioca a suo favore. Hollande fiutando la trappola ha prontamente respinto il tris e, a onor del vero, tre incontri in così pochi giorni sono davvero troppi. La tradizione delle presidenziali ne prevede uno e, onestamente, ci pare che basti. D’altronde non è che, nel 2007 capofila al primo turno, Sarkozy smaniasse tanto per moltiplicare i testa a testa con Segolene Royal. A pochi giorni dal voto se dunque Hollande parte favorito non si può affatto escludere che al ballottaggio tutto si ribalti. I sondaggisti spiegano che Sarkozy gode di maggior credito sulle questioni internazionali mentre il suo sfidante sarebbe meglio indicato a gestire i problemi economici interni. Il risultato pare ancora piuttosto in bilico. Si tratta di una delle presidenziali più incerte e, tutto sommato, questo riaccendersi della passione politica è una gran bella cosa. |
|